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Paragrafo 4 . I mongoli conquistatori dell'Asia.

     
Mentre l'Europa medievale raggiungeva il suo massimo splendore, grazie
anche  all'operato  di  principi,  papi  ed  intellettuali  di  grande
spessore politico e culturale, i grandi imperi del continente asiatico
furono  sconvolti  dalla  rapida e violenta  espansione  dei  mongoli.
Questi,  provenienti dalla regione attorno al lago Baikal,  erano  una
delle numerose popolazioni nomadi delle steppe dell'Asia centrale, che
gi  in passato avevano compiuto invasioni e scorrerie in Occidente  e
in Cina.
     Dediti  alla pastorizia, alla caccia ed alla razzia,  essi  erano
suddivisi  in trib, spesso in lotta tra loro, guidate da un  principe
ereditario  detto  "khan". Agli inizi del tredicesimo  secolo  uno  di
questi,  Temucn, riun le numerose trib in una confederazione  della
quale  venne proclamato "gran khan" con il nome di "Gengis  Khan"  (re
universale).  Dopo  aver dotato la confederazione di un'organizzazione
politica e militare unitaria, Gengis Khan avvi un grandioso programma
di espansione.
     Insuperabili  cavalieri ed abilissimi arcieri, ben  addestrati  e
ottimamente organizzati, esperti nell'assedio di fortezze e di  citt,
temuti  per la brutalit dei massacri e delle devastazioni, i  mongoli
riuscirono  in  pochi  anni  a  sottomettere  le  popolazioni   nomadi
confinanti,  fra  cui  i tartari e i kirghisi,  ad  occupare  la  Cina
settentrionale   e  l'Asia  centrale,  conquistando   e   distruggendo
importanti citt carovaniere come Samarcanda e Bukhara.
     Alla  morte  di Gengis Khan (1227), i suoi figli si spartirono  i
territori   conquistati,  suddividendoli  in  "khanati",   formalmente
sottoposti  all'autorit di un gran khan, che  avrebbe  dovuto  essere
scelto tra i discendenti di Gengis Khan.
     Il  frazionamento dell'impero non arrest l'espansione. Nel  1240
i  mongoli  entrarono in Europa, dove vennero chiamati "tartari"  (dal
nome di
     
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     [Cartina  non riportata: L'impero mongolo e il viaggio  di  Marco
Polo].
     
     una  delle trib sottomesse): i loro eserciti giunsero in Russia,
occupando i principati di Mosca e di Kiev, saccheggiarono l'Ungheria e
sconfissero  facilmente un esercito polacco-germanico che  cercava  di
sbarrargli  la strada. Nel 1242, arrivati alle soglie di  Vienna,  gli
invasori  tornarono indietro (probabilmente perch il  loro  capo,  un
nipote  di  Gengis Khan, giunta la notizia della morte del gran  khan,
voleva  partecipare  alla lotta per la successione),  mantenendo  per
l'occupazione della pianura euroasiatica della Russia.
     Anche  il  Medio  Oriente  islamico cadde  poco  dopo,  lasciando
Baghdad,  capitale morale dei musulmani, la Persia, l'Iraq e la  Siria
in  mano mongola (1258). Soltanto il sultanato d'Egitto dei Mamelucchi
(da  mamluk, schiavo bianco) - una casta militare di ex schiavi turchi
che  nel 1250 aveva rovesciato il legittimo sultano - riusc a fermare
i  mongoli e ad estendersi in Palestina e Siria, annettendo gli ultimi
possedimenti crociati e costituendo poi nel Mediterraneo orientale uno
stato forte e potente.
     Nel  1260  Kubilai  Khan, altro nipote di Gengis,  divenuto  gran
khan  (1260-1294),  riprese  la  conquista  della  Cina,  riuscendo  a
sottometterla interamente nel 1279. Egli avvi quindi un  processo  di
assimilazione  della  cultura cinese, tanto da mutare  il  nome  della
propria  dinastia in Yuan, e cerc di favorire l'integrazione  tra  le
varie etnie presenti sui suoi domini.
     Con   la   conquista   della  Cina  l'impero  mongolo   raggiunse
un'estensione
     
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     mai  vista  (25  milioni di km quadrati, contro i  9  dell'impero
musulmano  e  i  3,3 di quello romano). Esso era composto  da  quattro
principali stati: il gran khanato della Cina, sotto la dinastia  Yuan;
il  khanato  di  Ciagatai,  comprendente l'immensa  regione  dell'Asia
centrale;  il khanato di Persia, formato con i territori strappati  ai
turchi  selgiuchidi; il khanato dell'"Orda d'oro" (dal  tartaro  altin
ordu,  campo d'oro), che occupava la Russia meridionale ed  esercitava
il suo dominio sui principati vassalli della Russia settentrionale.
     La  formazione  di  quattro stati separati fu accompagnata  dalla
fine  dell'aggressivit: cessarono i massacri  e  le  devastazioni;  i
dominatori  mongoli  si adattarono alle esigenze  dei  diversi  paesi,
mostrandosi   quasi  sempre  tolleranti  nei  confronti   dei   popoli
sottomessi  e  assimilandone  la cultura.  L'esistenza  di  un  unico,
immenso  impero,  infine, rendeva percorribili con una  sicurezza  mai
conosciuta  le  grandi  vie  di comunicazione  che  attraversavano  il
continente   euroasiatico.  Aveva  cos  inizio  la   cosiddetta   pax
mongolica.
     Questa situazione era vantaggiosa non solo per i mongoli e per  i
vari  popoli  asiatici,  ma  anche per  gli  europei.  Questi  ultimi,
pertanto,  mutarono atteggiamento e strategia: dalla paura,  suscitata
dalle  incursioni mongole in Occidente, passarono alla  curiosit,  in
certi casi all'ammirazione, e soprattutto ai tentativi di approfittare
della   pax  mongolica  per  soddisfare  l'aspirazione  all'espansione
religiosa ed economica.
     La  Chiesa  e  i  principi cristiani cercarono  di  convertire  i
mongoli  al  Cristianesimo,  per poi trasformarli  in  alleati  contro
l'Islam.  Ma il progetto, attuato con l'invio di coraggiosi missionari
come  il  francescano Giovanni da Pian del Carpine presso i khan,  non
ebbe  esito positivo; anzi, fu l'Islam, battuto sul piano militare,  a
prendersi  la  rivincita  conquistando  alla  propria  religione   gli
invasori,  i  quali aderirono nella quasi totalit - soltanto  Kubilai
Khan sostenne il buddismo - al credo maomettano.
     Migliori   risultati  vennero  conseguiti  in  campo   economico:
intrepidi  mercanti attivarono itinerari commerciali che andavano  dal
Mediterraneo  alla  favolosa  Cina,  senza  soluzione  di  continuit,
aggirando  le  barriere  doganali e militari dei  territori  islamici.
Sull'antichissima  "via della seta", libera ormai dall'intermediazione
musulmana,  si  avventurarono, fra gli altri, i  veneziani  Polo,  che
arrivarono  fino a Pechino alla corte di Kubilai Khan. Il pi  giovane
esponente della famiglia, Marco, soggiorn come funzionario presso  la
corte mongola per diciassette anni (1275-1292). Tornato in patria  nel
1295,  venne poco dopo catturato dai genovesi nel corso di uno scontro
navale; in carcere dett al compagno di prigionia Rustichello da  Pisa
il  resoconto  del suo straordinario viaggio, intitolato  Il  Milione,
un'entusiastica  descrizione delle meraviglie e delle ricchezze  della
Cina.
     Con  il  secolo quattrodicesimo il vasto impero mongolo entr  in
crisi:  in  Cina  la dinastia avviata da Kubilai Khan  fu  cacciata  e
sostituita dai cinesi Ming; il khanato di Persia cadde nelle mani  dei
potentati persiano-islamici; il Ciagatai si frantum in una  serie  di
signorie locali; l'Orda d'oro entr in un conflitto permanente  con  i
principati russi, ritirandosi progressivamente verso l'Asia centrale.
     Le  cause  della  ritirata  mongola vanno  ricercate  soprattutto
nella tendenza al frazionamento ed alle guerre tribali e dinastiche, e
nella  capacit  d'attrazione  delle  civilt  pi  progredite,   come
l'islamica e la cinese, che snaturarono l'originaria natura aggressiva
e nomade del popolo mongolo, spingendolo verso la sedentariet.
